Il suo territorio è caratterizzato da un’alternanza di montagne coperte da castagneti e querceti e di altipiani dominati da oliveti, vigneti e macchia mediterranea.

La cima più alta è il Vulture (1326 m) un vulcano spento, la cui attività si è interrotta nel pleistocene, che poggia su rocce tufacee ed argillose. Alle sue pendici si apre il vecchio cratere oggi occupato dai laghi di Monticchio. I due specchi d’acqua, ricchi di sali minerali, sono divisi da un istmo che conserva i ruderi della Badia di S. Ippolito.

Il territorio fu frequentato sin dai tempi più remoti come testimoniano i resti fossili del sito preistorico di Notarchirico, nei pressi di Venosa e i numerosi rinvenimenti nel territorio di Atella. Nel V – IV secolo a. C. la zona divenne punto d’incontro di diverse civiltà come quella dauna, peuceta, lucana e sannita fino alla lunga dominazione romana come testimoniano per eccellenza i resti del Parco archeologico di Venosa. Il comprensorio di Melfi nel medioevo acquista ancora più importanza prima coi Normanni che elevarono Melfi a capitale del regno e Federico II che nel forziere di Melfi emanò nel 1231 le “Costitutiones Augustales”, il più antico testo di leggi scritte del medioevo. Dopo l’unità d’Italia la zona torna ad essere in primo piano con le rivolte brigantesche. Il capo brigante fu Carmine Crocco detto “Donatelli”, natio di Rionero in Vulture che organizzando una banda di 2.000 uomini, riuscì a soggiogare la Basilicata mettendo in crisi il governo del Re piemontese Vittorio Emanuele II.
Oggi è una delle zone più dinamiche della regione, ricca di sorgenti di acque minerali, di terreni adibiti alla coltivazione delle viti per la produzione del vino aglianico doc, e degli uliveti per la produzione dell’olio extravergine di oliva dop ottenuto dalla frangitura di olive di varietà Ogliarola del vulture, e per la presenza di industrie.
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